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1978 suicidio
1979 pocozucchero
1980 j-accuse
1982 fausto
1982 out now
1983 video
1985 love story
1992 cambiano le cose
1995 l erba
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Mi sembrava interessante fare una specie di giochetto ognuno di noi cita nei commenti i cantanti o gruppi che secondo lui hanno influenzato di più le scelte artistiche di Fausto. Poi magari Jeess ci dice chi ha centrato meglio il bersaglio.
E cercate di non citare sempre i soliti noti....................
PS L'idea è di Andrea Z.

Tra Love story e l’ultimo disco Cambiano le cose sono passati sette anni.
Lungo periodo di esperienze, diverse e molto forti. “cambiano le cose”, una frase apparentemente banale che ha in sé il senso della vita,una condizione di movimento che mi ha guidato e che piano piano ho imparato a seguire giù e su senza paura.
Non ero più convinto del rapporto che avevo con la musica, pensavo ad una proposta diversa: niente più dischi e suonare solo da vivo, oppure scrivere unicamente per me stesso, o altro ancora, una vita diversa.
E poi l’etnomusicologia, la musica elettronica,”computer music”, un metodo più veloce per la scrittura dei testi delle canzoni.
E poi gli anni ottanta nel vuoto e chi ne ha voluto far parte,il bisogno di ricordare i momenti e da dove ero partito, considerazioni e appunti sull’uso di droghe, e una notte di settembre in cui ho urlato di gioia.
Nastri:
Un lavoro fondamentale per me è stato Out Now, progettato e costruito principalmente sulla manipolazione di nastri magnetici:
Variazione della velocità montaggio di piccoli pezzi di nastro nastri suonati in senso inverso e tanti altri giochi, era così divertente e gratificante quel modo di fare musica; una proposta per la didattica.
L’ascolto dei dischi di Brian Eno mi aveva pian piano rimandato a lavori e autori ben più importanti e originali, ai quali Eno si era a sua volta evidentemente “ispirato”.
Pierre Schaeffer e Pierre Henry, e più in generale alla cosiddetta “musica concreta” prima o poi musica elettronica.
Era il 1982, e i campionatori commerciali che conosciamo oggi ancora non esistevano.
ieri ho riascoltato Out Now. Dall' estate del 1982 a oggi quanto volte lo avrò ascoltato (200/300 volte appena) a tratti lo trovo troppo ostico incomprensibile, altre volte (come ieri), credo di amarlo profondamente........
Distant Kotos
Stefano Casi è l'intervistatore che raccolse i Fausti Pensieri, Stefano ora è anche uno sceneggiatore.
Ecco cosa mi scrive in merito al film dove appaiono alcuni dischi di Faust'o
Ciao Davide,
ricordi che ti ho parlato del film che ho fatto, nel quale si vede una copertina di un disco di Faust’O? Ebbene, anzitutto volevo aggiornarti: il film è stato presentato in prima mondiale il 21 ottobre al London Film Festival, con il titolo inglese “Andres and me”. E’ andato molto bene: ha sconcertato un po’ tutti, lasciandoli però affascinati, e il regista è stato intervistato da giornalisti di tutto il mondo, incuriositi da un film così strano e così fuori dai canoni...
In realtà, quel che ti volevo dire è che mi sono sbagliato. Non c’è una copertina di Faust’O, ma due!!! Me ne ero completamente dimenticato, e quando ho rivisto il film a Londra (sono tornato solo ieri, perché ho voluto assistere a tutte le proiezioni per capire l’accoglienza) sono rimasto piacevolmente sorpreso, e ho pensato di dirtelo subito.
Dunque, riepilogando, nella prima parte del film si vede molto chiaramente la copertina di “Suicidio” alle spalle del protagonista, e si riesce anche a leggere benissimo “faust’o”. Invece, nella penultima scena si vede una parte del disco “Faust’O”, ma senza nessuna parola (si vede solo un pezzo di cielo con le nuvole), e riconoscibile esclusivamente da chi conosce molto bene quel disco.
Tutto qua. Insomma, volevo dirti questa cosa, perché davvero, a questo punto, la presenza di Faust’O in questo film è decisamente forte (anche se sottilissima). Del resto, è la storia di un uomo che abbandona tutto e scompare, e di un detective che lo cerca, il tutto in un’atmosfera molto misteriosa e ambigua, e la chiave di tutto è il disagio dello stare in un mondo che ti chiede di appartenere al circo delle apparenze e degli schieramenti. In qualche modo, credo che Fausto c’entri parecchio........
Ciao, e alla prossima!
Stefano
è così semplice quando si vogliono evitare gli sguardi; eppure sono così inutili i gesti di Buster Keaton nel Film di Samuel Beckett.
Stefano Casi 1992
Chi è mi chiederete voi, Stefano è un amico che una quindicina di anni fa era direttore responsabile di una pubblicazione chiamata Società di Pensieri da cui io ho attinto per la sezione Fausti Pensieri.
Colgo l'occasione per ringraziarlo anche per l'omaggio che mi ha inviato, spero che gli venga il desiderio di collaborare un po' con me.
Un’altra realtà:
Credo sarebbe importante per ogni uomo, almeno una volta nella vita, sperimentare un livello di realtà e uno stato di coscienza diversi dall’ordinario, creare un precedente e un ricordodei moltecipli io che ognuno di noi è.
Una società che riuscisse a integrare nelle propria cultura un uso assennato di certe sostanze, che chiamiamo comunemente droghe, sarebbe sicuramente una società migliore, con un maggiore senso dell’amore.
Ma più precisamente parlo della necessità di una esperienza extra-ordinaria, che è possibile ottenere anche con altri mezzi.
Si può provocare l’alterazione dei sensi e un’espansione della propria coscienza tramite il digiuno,oppure attraverso esercizi di respirazione e meditazione, e ancora con periodi di prolungata solitudine.
Occorre sapere che esistono altre forme di realtà, percorsi della propria esistenza meno frequentati, “primitivi” e illuminanti.
Anche così l’uomo migliora se stesso e il mondo intero.
Fausto Rossi 1992
Caro utente anonimo di ieri sera ora se vuoi ascoltarla Blues è a posto
il 25 Aprile è sempre più vicino, Fausto non ha mai risposto ai miei inviti, a me resta ancora qualcosa da fare. preparare le magliette (cazzo devo ancora sistemare l'immaggine) andare a una cresima, tagliarmi i capelli, preparare un cd omaggio inedito (la copertina devo chiederla a FIOPS). ok riuscirò a far tutto (SPERO).
l'immagine per la T-shirt che farò:
vi lascio un altro fausto pensiero
Il silenzio:
La cosa che forse più mi manca in questa città è il silenzio, e per trovarlo mi capita di frequentare più le ore della notte che quelle del giorno.
Se ci si siede tranquilli e si ascolta con attenzione, piano piano si sviluppa una maggiore sensibilità e dal silenzio affiorano rumori sconosciuti che in altre circostanze risultano inudibili; mi piace questa condizione mi dà un senso di pace e mi ispira.
Fausto Rossi 1992
(logicamente si parla di Milano)
A proposito della sessualità di Fausto ho messo mano a questa vecchia intervista (1995) rilasciata a SERGIO BORSATO:

S.B. - La parola amore è una di quelle che ricorrono maggiormente , i tuoi testi sono caraterizzati da una angolazione esistenziale rispetto all'ascoltatore nei confronti delle varie tensioni e degli avvenimenti della vita.
Fai uso anche di immagini fortemente erotiche, e che tradiscono una condizione di sofferenza, di lotta interiore per affermare se stessi: si parla d'amore, di sessualità in termini molto realistici, fra sessi diversi ma anche fra persone dello stesso sesso.
F.R.-Parlare di sessualità non è mai facile e lo stesso sforzo va nella direzione di ricercare la possibilità del dubbio, di trattare argomenti che rimettano in gioco qualcosa per cui tutto il resto appare trascurabile, superando ogni difficoltà. Nel momento in cui abbracci ogni dubbio, ogni incertezza, quale equilibrio, quale coerenza può essere trovata?
L'unico equilibrio stà nel fatto di non averne alcuno e di essere pronto a tutto anche a perdersi completamente in ogni momento.
(si parlava di questa canzone in cui Eugenio Finardi volle dare un piccolo contributo è sua, infatti, l'armonica a bocca)
Chiudi gli occhi
(La vita è un sogno)
(Fausto Rossi / Franco Cristaldi / Pierluigi Ferrari)
| Strano questo tramonto ora a quarant'anni immerso nei miei sogni mentre il mio amore per te striscia ovunque dentro il mio corpo Così negli occhi nello stomaco e nei piedi su cui appoggio tutto me stesso Così fra le giunture delle mie ossa e cortilagini che sono azzurre quando mi sveglio al mattino Così appena sotto la pelle quando diventa visibile ai miei occhi che non versano una lacrima da cinque mesi ormai Così in arterie e vene dove scorre il mio sangue che è anche il tuo sangue Casì fra i denti sulla lingua e in gola tra le nuvole di hascish che riempiono i polmoni e sogno di noi due dieci anni fa novembre tu sai dove Così più giù attraverso gli intestini fino al buco del culo che tu conosci e io conosco il tuo con mani lingua e cazzo fino ai tuoi intestini Così nei miei peli ovunque e nei capelli che sono sempre più lunghi e sognano i tuoi Così sotto le unghie sui nervi e tra i fili elettrici del mio cervello Così nel naso e nelle orecchie che sono piene di televisione e parole di morte Così in ogni muscolo del mio corpo dalla testa ai piedi da pollice a pollice dalla schiena al mio ombelico che è tagliato in un segno che era quello dei Provo Così intorno al mio cuore nel mio respiro tra le costole del mio torace e un giorno intorno al mio scheletro bianco come il colore della nostra razza |
L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder
Le parole:
Scrivere il testo di una canzone non equivale a scrivere una poesia:
Non è verosimile.
L’abbiamo sentito ripetere tante volte e può sembrare banale, ma è evidente che l’italiano è una lingua molto difficile per la musica pop e rock (fatta eccezione per i cosiddetti cantautori, per i quali la parte musicale è inequivocabilmente un elemento di semplice contorno), e spesso capita di dover rinunciare a parole che esprimono perfettamente il senso, ma che in realtà “suonano”del tutto fuori luogo.
C’è un verso di una poesia di Dylan Thomas che dice:
“Put an iron in his eyes”.
La traduzione in italiano è:
“conficcato un ferro negli occhi”, ed è corretto, ma “mettere” (che è la traduzione letterale) e “conficcare” esprimono tensioni completamente diverse.
Se poi volessi usare questa immagine in una canzone, allora “conficcare” probabilmente risulterebbe eccessivo e “mettere” del tutto inadeguato.
Così dovrei girarci attorno e trovare un’altra soluzione.
E allora in Cambiano le Cose ho deciso che il metodo sarebbe stato:
Scegliere.
Ovvero, ho scritto decine e decine di versi, pensieri, a caso, riempito quaderni e saturato concetti, e alla fine ho scelto quello che funzionava, tagliato e incollato, senso metrica accenti, volevo che tutto suonasse uniforme, che le parole funzionassero come un altro suono, ed è stata un’esperienza molto interessante e positiva.
Fausto Rossi 1992
Mi piace credere che questa sia la prima versione di quello che poi sarà BLUES
Il controllo virtuale:
ariacondizionata giradischi niente dischi un giorno viaggeremo nello spazio non iugoslavi messicani musulmani il papa troverà dio mercato libero “si deve prendere atto, non è il mezzo che è cattivo…” morte agli ebrei morte ai naziskin buttiamo fuori i negri a calci nel culo trucidiamo i poveri inculiamo i bambini spastici bastoniami i froci e mandiamo i tossici in comunità e se non ci vanno tagliamogli la gola morte morte morte morte a chiunque incontriamo avanti realtà virtuale.E così inventano yoga India intera, macrobiotica meditazione trascendentale che cura qualsiasi male inventano finalmente musica etnica, scoprono musica elettronica più affascinante di musica acustica inventano musica acustica certo più calda musica elettronica tvviacavo concepiscono muri che cadono creano fine comunismo finalmente uomini liberi “ noi l’avevamo detto che non era un modello possibile” al telegiornale gladio cinema Ustica eroina stilisti lega mafia alta definizione il nulla lo vedremo meglio pluralità di informazione “regalate un libro a natale” dice la pubblicità “no, per favore” dico io musicoterapica il computer aiuta a vivere meglio “c’è differenza fra erotismo/pornografia” medicinaomeopatica che fa piangere i bambini poveri ecologia sulla tavola dei ricchi lavatrice videocitofono frigorifero aspirapolvere televisore asciugacapelli telecamera frullatore radio lavastoviglie televideo radiosveglia personalcomputer telefono ventilatore tostapane videoregistratore segreteriatelefonica
(fausto rossi 1992 sempre tratto dall'intervista di cui non ricordo più il giornale da cui e tratta)
Sedersi:
Avevo dodici anni quando un mio compagno di classe, con un padre che era spesso in India per lavoro, mi fece vedere un libretto che parlava di Hata Yoga, era il 1966, ricordo che morivamo dal ridere guardando i disegni che raffiguravano le varie posizioni, comunque il seme era stato gettato, la curiosità e poi l’amore per l’Oriente da allora mi ha sempre accompagnato.
Ci sono stati periodi in cui l’amore era più vivo, in altri meno, ma sempre presente e spesso ha influenzato le mie scelte.
In questo girovagare un giorno un luogo silenzioso seduto in terra le gambe incrociate sguardo appena abbassato davanti fermo respirare, ogni volta che mi è possibile: za-zen.
Fausto Rossi 1992
prima di tutto un grazie a Andrea che ha conservato questa speciale intervista del 1992/93.
l'ho divisa in vari capitoli che ci faranno compagnia per la prossima settimana.
Suicidio:
All’inizio, nel 1977, avevo una diversa idea della musica, probabilmente legata a certi cliché, “star system” e sciocchezze del genere.
Il primo disco, Suicidio, credo sia insopportabile, completamente finto, forse non nelle intenzioni, sicuramente nel risultato; e tanti hanno collaborato perché ne uscisse un vero nulla.
La copertina, certi testi non scritti da me, alcuni arrangiamenti, e tutta l’immagine e l’atmosfera che si erano create, era davvero imbarazzante, si calcava la mano, una specie di punk new-wave all’italiana, Krisma, Decibel…..
Ho capito che forse non era il caso, non era esattamente quello che mi interessava.
Ma due canzoni veramente le amo.
Fausto Rossi 1992