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1978 suicidio
1979 pocozucchero
1980 j-accuse
1982 fausto
1982 out now
1983 video
1985 love story
1992 cambiano le cose
1997 exit
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è un po' lunga però ritengo che sia giusto pubblicarla per intero. Grazie ad Andrea
(Articolo di Andrea Zampieri di prossima pubblicazione sul numero 2 della rivista controculturale Argilla.
Il testo e’ stato modificato, riveduto e corretto con il prezioso e insostituibile aiuto di Isidax, al quale va il piu’ sentito ringraziamento dell’autore.)
Fausto Rossi: il ritorno dal giardino interiore.
Ero poco piu’ che bambino quando lo vidi apparire in quella Televisione Italiana che doveva ancora accendersi, bruciarsi e riciclarsi spudoratamente fino a diventare la mostruosa Fenice che oggi e’ …
Era il 1978 e sullo schermo ancora in bianco e nero mi apparve uno strano personaggio dal volto scarno, i capelli laccati, gli occhi e la bocca bordati di scuro.
Avrei capito solo anni dopo che quell’immagine non era nulla di assolutamente nuovo e che un piu’ noto signor Bowie aveva creato un certo tipo di musica e di estetica gia’ qualche anno prima in Inghilterra.
Lo “Ziggy Stardust italiano” era di Sacile e milanese d’adozione, si chiamava Faust’O e interpretava piccole gemme di Glam decadente come “Suicidio”, “Piccolo Lord” e “Godi”, sapientemente prodotto e arrangiato dal Re Mida della musica leggera italiana che era all’epoca Alberto Radius.
Faust’O, al secolo Fausto Rossi, ebbe per qualche anno un successo sorprendente per l’Italia “Poppettara” di quegli anni insieme a pochi altri esponenti della “New Wave” tricolore, quali i Decibel di Enrico Ruggeri, Garbo, i Krisma.
Pubblico’ sei ottimi album rimanendo fedele al suo stile decadente e con la stessa sorpresa con cui entro’ nel panorama musicale italiano, ne usci’ verso la meta’ degli anni ’80, immergendosi in un misterioso, pressoche’ assoluto silenzio.
L’ultimo ricordo che mi rimane di Faust’O negli anni ’80 e’ una sua apparizione al Festivalbar, quando per protestare pacificamente contro un dilagante playback non gradito, decise di presentarsi sul palco addentando una mela mentre la base girava e le sue labbra non seguivano piu’ il noioso copione prestabilito.
Ecco come Fausto ricorda oggi quell’episodio:
“Mi sembra si chiamasse "Rockstar", all'Arena di Verona. Presentava Massarini.
Io mi presentai con una mela in mano, rifiutando di cantare "Cha’n Cha Cha" in playback.
Si incazzarono come delle bestie. La mia carriera pop era in realtà già terminata alla pubblicazione di "Love Story". Da quel momento mi misi a lavorare sulla ricerca musicale contemporanea, e un riassunto di queste mie sperimentazioni si può trovare su ‘Cambiano Le Cose’.”
Sappiamo solo oggi che dalla meta’ degli anni ’80 al 92 furono per Fausto anni dedicati a lunghi viaggi geografici e interiori, all’approccio alle filosofie indo-buddhiste, allo studio dell’etnomusicologia e della musica elettronica.
Tutto questo accadeva a Fausto, in un periodo in cui i retaggi New Age erano ancora piuttosto distanti, e stando seduti dietro alle tastiere si DOVEVANO ancora sintetizzare i suoni, piuttosto che cercarli in una “scatola magica” piena di migliaia di campioni preconfezionati.
Nacque cosi’ da questi presupposti l’album “Cambiano le Cose” … e mai un titolo fu piu’ azzeccato per un’opera di pura musica elettronica che ha ben poco a che vedere con i long playing precedenti.
Si tratta di un disco di totale sperimentazione le cui note sono influenzate dalla musica orientale, i testi sono ermetici haiku intrisi di lampi visionari di Ginsberghiana memoria e i suoni pur ricordando certi strumenti tradizionali quali ad esempio gli archi e le campane sono completamente prodotti da Personal Computer e relativi software all’epoca ancora poco diffusi e conosciuti.
“Cambiano le Cose” e’ in sostanza l’inizio di un radicale mutamento di Fausto, come persona prima ancora che come artista.
Con questo disco l’autore mette da parte il fortunato nome d’arte e ritrova il suo vero nome, come a spegnere volontariamente l’illusione dello Show Business e riaccendere il suo vero se’.
Si libera delle precedenti bizzarre impostazioni vocali e dei forzati falsetti per lasciare riaffiorare la sua vera voce profonda e libera di interpretare i brani secondo le regole naturali dell’inconscio.
Pulisce il viso da ogni trucco, regalando sul retro-copertina dell’album un’immagine di se’ molto sobria e scarna, mostrando il viso ancora un po’ piu’ scavato ed un’espressione smarrita, come a guardare oltre il vetro un orizzonte del tutto incerto e offuscato. L’immagine frontale del disco e’ invece un eloquente scatto del tavolo di casa sua, ricco di simboli e indizi del background culturale di Fausto: Il Sergent Pepper dei Beatles, Xenakis, dei floppy per PC, un suo vecchio disco, sue foto personali, fogli e blocchi di appunti sparsi, vari libri e molti scatti fotografici appesi al muro.
Fausto ha descritto a posteriori questo particolare momento della sua vita nel pezzo “Ora che ho visto”, tratto dall’album “Exit” del 1997, con queste incisive parole:
“Giorni di luce, i miei primi 20 anni …
toccato e baciato sui piedi e le mani …
Scritto canzoni perso il mio nome …
gli occhi la bocca la mia vera voce …
Suoni e parole che non servono a niente …
Difficile dire ‘aprire la mente’ …
Poi all'improvviso paura del vuoto …
Fausto in delirio Fausto in un sogno…”
E’ a questo punto che la vita di Fausto giunge ad una radicale svolta. Il vetro che lo divideva dall’orizzonte si frantuma e l’orizzonte si fa piu’ vicino e piu’ ampio. E’ possibile cambiarlo, forse, cambiando se’ stessi ( “Il Mondo non e’ cambiato, IO sono cambiato! …” )
Sarebbe stato piu’ facile proseguire una talentuosa carriera musicale di sicuro successo sulle strade del Pop o reinventarsi nel ruolo di produttore (cosa’ che accadra’ in una sola occasione piu’ tardi per il magnifico album “Lungo i Bordi” del gruppo Massimo Volume…), e invece, alle soglie degli anni ’90, Fausto decide di uscire completamente di scena, a tempo indeterminato.
‘Fausto in delirio … Fausto in un sogno …’, appunto.
Cosi’ Fausto lascia l’ambiente discografico col quale ormai ha sempre meno a che spartire, lascia i pochi soldi guadagnati con la musica bruciandoli in un rituale che lo liberi dal quel demone che e’ il Dio Denaro, lascia la citta’, quella caotica e velenosa Milano dove ha vissuto per anni in via Muratori. Lascia tutto, lascia tutto se’ stesso e ricomincia da zero un viaggio interiore andando a vivere a Montevecchia, un piccolo paese al confine tra la Brianza e i primi monti Lecchesi.
Qui, ritrova uno stile di vita solitario ed essenziale a contatto con la natura del parco naturale della Valle Curone.
Dal 1992 al 1995 vive in assoluto silenzio e raccoglimento, completamente isolato dal mondo “moderno” fatto di giornali, televisoni, radio, informazione … Non gli interessa piu’ guardare fuori, verso un mondo che gli ha gia’ mostrato troppe abominevoli brutture … Meglio guardarsi dentro, alla ricerca del senso ultimo della vita.
In questo viaggio interiore gioca probabilmente un ruolo fondamentale l’uso mistico delle droghe enteogene, che usate in congiunzione con le pratiche meditative di tradizione orientale procurano a Fausto visioni e illuminazioni tanto forti da dover essere scritte e interpretate musicalmente.
Da un viaggio interiore lungo 5 anni nasce cosi’ nel 1995 l’album “L’erba”, che e’ il primo vero grande capolavoro di Fausto Rossi (Fausto stesso pare sminuire i precedenti lavori, eseguendone solo raramente qualche brano nei rari concerti degli ultimi dieci anni).
Si tratta, a detta delle piu’ importanti riviste specializzate italiane, di uno dei piu’ bei dischi della storia del Rock Italiano, forse misconosciuto e penalizzato da una scarsa promozione e distribuzione. In seguito molti giovani artisti prenderanno “L’Erba” come riferimento cercando, quasi sempre inutilmente, di “rubare” da quel pozzo inesauribile barlumi di creativita’ per la propria anonima produzione artistica.
Sulla copertina, semplicemente, un’immagine in bianco e nero di Fausto, cosi’ come e’ dopo cinque anni di vita solitaria immerso nei boschi lecchesi: Viso scavato, sguardo estatico, corpo magrissimo e nervoso, vestiti semplici e …lunghi, lunghissimi capelli lasciati crescere senza nessuna cura della propria immagine.
Fausto ha trovato la propria essenza, e dell’apparenza illusoria non gli importa piu’ nulla, assolutamente nulla.
I pezzi dell’album sono tutti, nessuno escluso, dei grandi capolavori rock, laddove la parola Rock e’ da intendersi nella sua accezione piu’ ampia, come una naturale attitudine oltre che un canone musicale.
Gli arrangiamenti e i suoni sono curati personalmente da Fausto che mette a frutto tanti anni di studio inserendo nella classica formazione rock di basso, batteria, chitarra e tastiere molti strumenti orientali a percussione e a corda.
L’esecuzione e’ affidata ai migliori musicisti italiani. I ritmi spesso irregolari, mutevoli e discontinui sono sostenuti dalla batteria di Ivan Ciccarelli e dal basso pulsante e fluttuante di Franco Cristaldi mentre le chitarre acustiche sono suonate da Fausto e quelle elettriche da Pier Luigi Ferrari (Cristaldi e Ferrari sono anche autori di alcune parti musicali insieme a Fausto).Sui vari brani collaborano anche alcuni altri musicisti tra i quali ricordiamo Eugenio Finardi come armonicista d’eccezione sul brano “Chiudi gli occhi”.
Questa formidabile formazione di strumentisti unita alla creativita’ di Fausto da vita a pezzi dove il rock psichedelico intriso di chitarre acidissime si mischia a echi di musica tradizionale indiana. L’interpretazione vocale di Fausto e’ intensa e sofferta, a volte trascinata fino al proprio limite, biascicata e impastata di droga e di sonno, spesso giocata sui toni del reading poetico ispirato ai trascorsi della Beat Generation.
E proprio con un chiaro tributo alla Beat Generation ed in particolare ad Allen Ginsberg inizia l’album con il pezzo “L’erba”. E’ una sorta di “Manifesto Programmatico” di tutto cio’ che ritroveremo poi sapientemente sparso negli altri pezzi dell’album: Rock pulsante e psichedelico, Raga indiani sul finale, misticismo e meditazione, spiritualita’ che non ha piu’ nessun legame con alcuna mostruosa religione, santita’ che e’ patrimonio degli uomini, volo magico, illuminazione, estasi …
“Prendimi per mano Fausto ovunque andrai
in cerca di silenzio e di visioni
in questi giorni persi nell'oscurità
coi nervi tesi e gli occhi illuminati
e vedo il senso chiaro delle cose
tutto è santo e splende come il sole
Santa è l'erba che apre dolcemente il cuore
santo il Buddha che alza gli occhi al cielo
santo anche il denaro nelle nostre vene
santo il nostro corpo unico e mortale
santo il silenzio santi i nostri sogni
il mondo è santo santo più che mai
Santo il nostro cazzo isterico e affamato
santo il desiderio di volare
santa anche la chiesa in guerra contro Dio
santo santo santo il nostro amore
santo il futuro santi i nostri padri
santo il mio cuore santo più che mai
Because we are here and nothing is real
we could fly away thru this window...
Because we are here whithout any fear
we could fly away thru this window...”
Procedendo nell’ascolto, I brani alternano liriche introspettive ad altre che tendono maggiormente a descrivere la straniante e alienante vita urbana alla quale Fausto si e’ sottratto ormai da anni, ma che evidentemente torna a volte nelle sue visioni sotto forma di lucidissimi incubi. Poi, con notevoli sforzi e sofferenze i cui segni sono impressi sul corpo e sul viso di Fausto, si torna a momenti mistici piu’ rilassati, quando in meditazione, l’uomo si fonde con la natura e sfiora il Samadhi … E’ in queste parole semplici e dirette stese su un tappeto sonoro che vola lento e solenne verso oriente che Fausto ci rivela di aver riscoperto la propria essenza, che e’ poi l’essenza di ogni uomo …
“Nel mio silenzio mi svegliai seduto e calmo davanti al vuoto fiumi di energia e calde lacrime la terra esplode e cambiano i colori …
Solo un respiro il mio io solo e infinito.
Solo un respiro il mio io solo e infinito.
Sembravi nebbia come me seduto e calmo nell'aria pura …
Inspirando espirando e il cielo in equilibrio sopra un fiore …
Solo un respiro il mio io profondo e infinito
Solo un respiro il mio io profondo e infinito“
Ora, di ritorno dal Volo Magico, Fausto guarda il mondo con occhi diversi. Sembra volerci insegnare con la sua esperienza che quando qualcosa e’ molto vicino ed e’ davvero grande, e’ difficile vederlo e riconoscerlo per ciò che realmente e’, perché non lo si può vedere nella sua interezza, sembra immenso, e offusca la visione di tutto il resto che c’e’ intorno, e soprattutto quello che c’è dentro noi. Però, nel silenzio e nella solitudine più profondi, qualcosa si smuove nel pozzo nero dell’inconscio. Molte cose, non tutte, si fanno piu’ distanti, e allora si riesce a comprenderne il senso reale, perche’ finalmente sono ben visibili, nella loro essenza. Ed ecco cosa vede Fausto dalla sua condizione di volontario esilio dal mondo:
“Perché il mio amore affonda in questa vita nudo mistico affamato
Perché ho un destino oscuro e non paura avendo aperto il cuore al mio infinito
senza soldi senza onore libero nei sogni del mattino
Perché io credo che ogni erba è santa così il silenzio i mantra il vuoto il Buddha i
sogni
skinheads India Roma e Tibet santo nel mio cuore
I'universo entra e esce in questo corpo immobile nel vuoto
Perché rinuncio ai figli in questa vita
no human flesh for the catholic throat and the holy wars
Perché mi sveglio e immagino il futuro e vedo uomini con uomini con donne
amarsi ovunque e non paura
Solitario come un fiume lentamente scendo verso il mare
Perché mi siedo in terra a respirare e resto immobile per ore e ore
Perché il mio corpo è unico e mortale ti lascio scarpe calze e fogli scritti nel
silenzio per trovare un po' di pace
poi sporcando appena il cielo vengo nel tramonto della sera”
E poi ancora, sempre piu’ in profondita’ tra le pieghe di un’esistenza che ha ormai perso anche il ricordo della “Qualita’” a favore della quantita’ e della velocita’ di cio’ che si vive … Fausto continua a guardarci e raccontarci di noi e della nostra realta’ urbana solo apparentemente evoluta e in verita’ fastidiosa, visti da lontano:
“Troppe canzoni
troppo futuro
troppe illusioni e nuovi amori digitali
Troppo classismo
troppo proibizionismo
troppo silenzio e incomprensibili prigioni
troppa polizia
Solo perchè respiro ho illuminazioni solo perchè respiro ho allucinazioni solo perchè respiro ho strane emozioni
Troppo fascismo
troppo rumore
troppi computer e mostruose religioni
Troppa violenza
troppe autostrade
troppo denaro e bombe soprannaturali
just beatin'on my brain
Solo perchè respiro ho allucinazioni solo perchè respiro ho illuminazioni solo perchè respiro ho strane emozioni”
C’e’ pero’ ancora qualcosa alla quale nemmeno Fausto riesce a sottrarsi, che non sa tenere a distanza dalla mente e dal cuore. Qualcosa che e’ sempre vivo nonostante il passare del tempo.
E’ il ricordo di un amore tanto forte da aver messo radici profonde non solo nel conscio e nell’inconscio, ma anche nel proprio corpo … Un amore che e’ piacere e sofferenza, che cura e lacera corpo e spirito, da che mondo e’ mondo… Le parole di Fausto sono tanto forti ed evocative da non poter essere recitate durante i concerti, perche’ da lui stesso ritenute “qualcosa di troppo personale per esser eseguito in pubblico”.
“Strano questo tramonto ora a quarant'anni immerso nei miei sogni mentre il mio amore per te striscia ovunque dentro il mio corpo
Così negli occhi nello stomaco e nei piedi su cui appoggio tutto me stesso
Così fra le giunture delle mie ossa e cartilagini che sono azzurre quando mi sveglio al mattino
Così appena sotto la pelle quando diventa visibile ai miei occhi che non versano una lacrima da cinque mesi ormai
Così in arterie e vene dove scorre il mio sangue che è anche il tuo sangue
Così fra i denti sulla lingua e in gola tra le nuvole di hashish che riempiono i polmoni e sogno di noi due dieci anni fa novembre tu sai dove
Così più giù attraverso gli intestini fino al buco del culo che tu conosci e io conosco il tuo con mani lingua e cazzo fino ai tuoi intestini
Così nei miei peli ovunque e nei capelli che sono sempre più lunghi e sognano i tuoi
Così sotto le unghie sui nervi e tra i fili elettrici del mio cervello
Così nel naso e nelle orecchie che sono piene di televisione e parole di morte
Così in ogni muscolo del mio corpo dalla testa ai piedi da pollice a pollice dalla schiena al mio ombelico che è tagliato in un segno che era quello dei Provo
Così intorno al mio cuore nel mio respiro tra le costole del mio torace e un giorno intorno al mio scheletro bianco come il colore della nostra razza”
L’album continua a scorrere, tra brani preziosi come grani di un mala, fino a chiudersi troppo presto con un frammento sonoro di pochi secondi in cui la voce di Fausto, convinta e determinata, dichiara fermamente: “I Don’t Believe in Spirit” … L’ascoltatore, attonito dopo un lungo viaggio che l’ha inchiodato al muro di fronte alle miserie della propria evoluzione, non sa se considerare quel finale come una semplice beffa nello stile che fu quello dei Provos o come un’estrema negazione dell’unico riferimento al quale Fausto pareva sostenersi per sopravvivere al moderno mondo barbaro: La forza dello spirito, funzionale al viaggio interiore e al sostentamento delle visioni mistico-psichedeliche, dopo il trionfo sulla materialita’, deve anch’essa soccombere, per lasciare spazio al totale vuoto. E’ il vuoto davvero …
“Quando mi sveglio nel buio invisibile al cielo
quando il mio corpo si piega e si lancia nel blu
è il vuoto davvero
Vortice che penetra nei sogni poi scompare nell'oscurità
noi guardammo il vuoto in fondo all'anima
un'invisibile realtà
non è il mio cuore che si perde nel cielo
sono le stelle che svaniscono via
la guerra è già finita ovunque sia
hare krishna hare krishna Durga Ma“.
Coerente con se’ stesso e con le proprie parole, dopo pochi concerti e qualche intervista radiofonica, Fausto torna di nuovo al silenzio di Montevecchia e delle sue montagne per continuare le sue esplorazioni psichedeliche e per fissare nuovamente su carta certi suoi sguardi allucinati sul mondo moderno.
Dopo soli due anni, nel 1997 pubblica “Exit” con il quale prosegue il cammino intrapreso con “L’erba” spingendosi piu’ decisamente in certe direzioni ben definite sia sul piano musicale che su quello lirico.
“Exit” e’ infatti un disco in cui musicalmente si perde quasi del tutto l’uso di strumenti etnici a favore di una formazione classicamente Rock che si esprime su due fronti ben distinti: uno molto piu’ elettrico e psichedelico su certi pezzi, ed uno piu’ acustico su pochi altri. E’ ancora una volta un grande capolavoro talmente ricco e intenso da lasciare spazio a ben pochi termini di paragone. Se proprio si vuole cercare un riferimento per immaginare la musica Fausto, forse lo si puo’ trovare in certi lavori della produzione di Patty Smith, alla quale Fausto sembra somigliare sempre piu’, almeno in termini di immagine.
Ecco, nelle parole dello stesso Fausto il racconto allucinato di quel particolare momento nel quale le parole dell’album prendono vita in un unico intensissimo momento di potente “Stream Of Consciousness”:
"... canzoni scritte tra il '95 e la fine del '96. Incubi reali in appartamenti metropolitani.
Visioni dalla terra vista dal cielo. Esorcismi contro Dio e ogni LEGGE-REGOLA usata per controllo e umiliazione dell'uomo. Confessioni di ambizioni di potere irreale e illusioni sessuali. Lacrime rabbiose a cielo aperto sotto la pioggia, me stesso separato. Sentenze di morte per MACCHINARIOINFORMAZIONE e bruciato denaro per strada e uomini intorno che piangevano.
Appoggiato auto in sosta scrivendo parole d'accusa su polizia appostata su marciapiede di fronte, mentre gli sguardi si incrociano.
Vent'anni di vita tornati tutti insieme in un unico MOMENTO-SPAZIO, sentito attraverso il corpo troppo veloce per scrivere tutto. Scelto parole intuitivamente tra sogni e allucinazioni. Osservazione di miliardi di uomini sfilati davanti ai miei occhi la notte di natale '95, preso appunti per 20
minuti poi tutto scomparso. Tecniche morbide contro demoni notturni a caccia di sogni di bambini indifesi nel sonno.
Centinaia di cani, giù nei prati, su per la collina che abbaiano nella notte, resi visibili da collare di luce intorno al collo. Solitudine per 30 giorni parlando con ME STESSO. E pagine riempite di milioni di parole PROIBITE e sfide contro leggi divine..."
Dal punto di vista lirico i brani sembrano questa volta guardare un po’ piu’ fuori, al barbaro mondo del terzo millennio, piuttosto che negli impetuosi gorghi della coscienza risvegliata. Fausto e’ ormai un alienato, un saggio mascherato da pazzo visionario che getta nero su bianco le proprie allucinazioni come anatemi e insulti … Vomita acido sulla societa’ alla quale non vuole piu’ ritornare … Nel terzo millennio la parola e’ forse l’ultima delle armi di combattimento che l’uomo comune puo’ usare senza porto d’armi … e Fausto non risparmia un colpo …
“E così ho spento la radio e ho stracciato i giornali
Preso a calci la televisione
Silenzio totale
Niente più voci irreali
Niente magia di parole
Niente più immagini tristi di umani deformi
Tutti uguali chiunque sia
Vi taglieranno la lingua bestiale
Vi taglieranno le mani e la gola
Vi taglieranno la testa malata
Vi mangeranno come maiali
Tutti uguali
Così ho visto il mio corpo cambiare
La mia mente tornare
Trascinato ogni Dio ai miei piedi
Sentenza Mortale “
E poi ancora, rincara la dose di veleno, varcando il confine tra allucinazione e realta’:
“Apro gli occhi e intorno vedo solamente mostri
Mostri nella radio Mostri sui giornali Mostri ovunque vado sempre e solamente
mostri Mostri con le ali Mostri sulla schiena Mostri negli occhi difficile vedere
Mostri nelle orecchie difficile capire Mostri nella gola difficile il respiro Mostri
nel letto difficile l'amore Mostri senza testa Mostri che hanno fame Tutti mostri
Mostri negli occhi difficile vedere Mostri nelle orecchie difficile dormire Mostri
nelle vene difficile spiegare Mostri nella mente difficile dimenticare”
L’allucinazione e’ ancora una volta la scintilla iniziale per l’illuminazione. Nel pezzo che segue Fausto riesce con straordinaria efficacia e semplicita’ a descrivere gli effetti visionari di chissa’ quale droga psichedelica e i saggi pensieri illuminati che ne derivano poco dopo …
“Mi sveglio e faccio schifo così come sono nell'aria malata
Piccoli insetti nel naso e vermi drogati giù nello stomaco
Voci irreali dai muri che producono allucinazioni nervose
raggi segreti ultraveloci trasformano i sogni in cristalli liquidi
Lacrime bagnano il corpo e i pensieri sfidano leggi divine
fuori fuori dal sogno e pensieri che si aprono liberi
Cristiani che mangiano carne e buddisti che vendono viaggi spaziali
pellerossa che rubano donne e bambini e gente che ha sempre un motivo per credere
Gente che tratta con i mostri la mente occupata dall'informazione
Tutto e Tutto venduto al futuro e niente che gli resta per vivere
Difficile fermare il sangue difficile fermare un attimo il respiro
Tanti segreti tante ambizioni e tanta paura di incredibili idoli
Fuori! Fuori dal sogno e lasciare ogni cosa che non si può avere
Niente pensieri assoluti Niente paura di essere liberi
Prigioni e manicomi dove un giorno tutti potremmo finire
Esperimenti laboratori confini irreali fra il bene e il male
Banche occidentali che producono guerra su tutto il pianeta
Ospedali associazioni dove nessuno ricorda il tuo nome
Città cosmopolite energia della mente universale
milioni di schiave lavoro che uccide parlano pensano sembrano liberi
E poi viene l'autunno foglie dorate che cadono a terra
Sogni miracoli apparizioni come si fa a non piangere
Difficile per ogni uomo difficile sfuggire al vortice delle illusioni
Abbandonare abbandonare e niente paura di essere liberi “
(meraviglioso nell'ultima riga-isidax)
Cosa resta poi, quando tutto svanisce? Quale insegnamento rimane ben chiaro nell’oscurita’ dello stato ordinario di coscienza? Ecco cosa si sente di dire Fausto a chi voglia tentare di liberarsi almeno un po’ dai condizionamenti dell’ Era Globale …
“Tutto è possibile
Ricorda il silenzio osserva quel che è libero
Attento al futuro Smetti di avere paura Combatti Dio Sentiti solo Fiducia nei sogni e immaginazioni che hai
Il tuo corpo è vasto quanto il mio Rifiuta ogni limite Difendi il tuo io Stai lontano da radio giornali televisione
L'arte è un pensiero irreale Capisci quel che è magico La mente è spazio infinito Ogni droga è candida Tutti i governi cadranno vedrai
Vieniti in mano Fai l'amore ogni volta che puoi
Diventa invisibile
Il silenzio ci salverà “
Cosi’, e’ ancora nel silenzio del giardino interiore che Fausto ritorna nel 1998 dopo qualche raro concerto, fino al Dicembre 2005, quando torna a sorpresa sui palchi di piccolo locali a Roma e Brescia per presentare dei nuovi brani che dovrebbero presto essere incisi e probabilmente distribuiti solo su Internet, contro ogni logica di sfruttamento dell’arte da parte delle Majors …
I nuovi pezzi presentati live sono di matrice rock abbastanza semplice, senza troppi tecnicismi, e cantati prevalentemente in lingua inglese, ma Fausto ha composto anche molto materiale in italiano. Si parla di tre album pronti per essere incisi e distribuiti e della probabile pubblicazione di un libro di poesie … Ecco le poche parole che Fausto ha voluto esporre sulla pagina del suo nuovo sito Internet, ancora in costruzione ( www.starfarm.it/fausto ) , prima di sparire nuovamente nel suo “giardino interiore”, senza lasciare alcuna traccia:
“ Went out to the garden
Oh, eight years, all of them …
Now, becoming visible all and whole
Written aloud, all and all
Nothing to hide.”
8.20.2005
Domande per l’intervista:
1) So da un paio di recenti interviste apparse sulla rete all’inizio del 2006 che negli ultimi otto/nove anni hai composto molto materiale musicale e poetico. A distanza di mesi, su cosa stai lavorando attualmente? I fortunati che ti hanno visto nel concerto di Roma hanno anche avuto modo di ascoltare qualche nuovo brano cantato in lingua inglese … puoi parlarci degli aspetti musicali e lirici delle nuove composizioni? Quando potremo vederti di nuovo in concerto a Milano e in altre localita’ italiane, e magari ascoltare un tuo nuovo CD?
2) Dai tuoi testi degli album “L’Erba” ed “Exit” traspare chiaramente un continuo riferimento alle filosofie orientali, soprattutto quelle hindu-buddiste e taoiste. Hai voglia di raccontarci come hai conosciuto certe realta’ e se ci sono stati “viaggi iniziatici” e contatti diretti che ti hanno particolarmente segnato? Quali fondamentali letture consiglieresti a chi voglia sviluppare la conoscenza del vero Yoga? Che rapporto hai ora con la spiritualita’? Chi sono o sono stati i tuoi “maestri”?
3) Spesso nelle tue canzoni torni ad esprimere il bisogno di una vita semplice e senza ambizioni di alcun tipo, a contatto con la natura intesa in senso ampio … come natura originaria dell’uomo e del pianeta che si stanno inesorabilmente perdendo. Ritieni che esistano ancora nel mondo luoghi geografici o sociali dove sia possibile sviluppare percorsi etici ed ecologici senza compromessi?
4) A 40 anni dall’esperienza Provo Olandese, pensi che i famosi “Piani bianchi”, pur utopici, dovrebbero tornare sulla bocca e nella testa della gente? Cosa pensi di quel fondamentale movimento controculturale? Conosci Amsterdam ? A me pare che PROVO sia ancora molto attuale … e Amsterdam e’, non a caso, ancora oggi forse l’unica metropoli ancora “A misura d’uomo” d’Europa…
5) Quali difficolta’ pratiche ed interiori hai incontrato quando hai deciso di fuggire da Milano per vivere a Montevecchia a stretto contatto con la natura, e come riesci oggi, dopo tanti anni, a riprendere contatto con il mondo urbano per i tuoi concerti? Dove vivi attualmente?
6) I tuoi dischi “L’Erba” ed “Exit”, e “Lungo i bordi” che hai prodotto per i Massimo Volume sono a distanza di oltre 10 anni considerati da pubblico e critica tra i piu’ bei dischi del Rock Italiano. Molti giovani gruppi li hanno presi come fonte d’ispirazione. Quali sono secondo te i segreti che rendono dei capolavori quelle opere? Hai voglia di raccontarci qualche retroscena o aneddoto della loro realizzazione?
7) Leggendo i tuoi testi comprendo che hai sperimentato profondamente l’uso “mistico” delle droghe enteogene e hai esplorato in ogni direzione gli stati alterati di coscienza che ne derivano. Ritengo che gli stati di coscienza alterati dovrebbero essere esplorati almeno una volta da chiunque, anche in modo indipendente dall’uso di droghe, ad esempio con il controllo del respiro, la meditazione