isidax in mercatino
TomVerlaine in mercatino
Joyello in mercatino
utente anonimo in Tala
utente anonimo in mercatino
utente anonimo in Tala
utente anonimo in Tala
utente anonimo in mercatino
utente anonimo in Tala
TomVerlaine in Tala
AAAAAFaust'O Rossi
AndreAnanda
Atlantico dicembre
Æ _ N _ . _ M _ E
beppe grillo
Bulletproofsky
Centro Traunitz
corva
disorder_pixie
electroneddas
fans
Fard Rock
Good Night and Good Luck
Gysi
Humpty Dumpty
Isabella
Ivo Murgia
Jolly Station
karalis magnetica
la chimera
LiberaMente
new wave italia
pep92blogger
recensioni musicali
Stazione K
Swiss Hyde
THE MUSICAL BOX
The Punisher's Blog
Time And Distance
uNa ViGNeTTa
venditor di sassi
venusdemilo
VisioniSoniche
World's Paveloescobar
oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
1978 suicidio
1979 pocozucchero
1980 j-accuse
1982 fausto
1982 out now
1983 video
1985 love story
1992 cambiano le cose
1997 exit
album tributo
alessandro
andrea
concerti
discografia
fausti pensieri
intervista
io e fausto
mercatino
provo a parlarti
sondaggio
ultravox
visitato *loading* volte
Nastri:
Un lavoro fondamentale per me è stato Out Now, progettato e costruito principalmente sulla manipolazione di nastri magnetici:
Variazione della velocità montaggio di piccoli pezzi di nastro nastri suonati in senso inverso e tanti altri giochi, era così divertente e gratificante quel modo di fare musica; una proposta per la didattica.
L’ascolto dei dischi di Brian Eno mi aveva pian piano rimandato a lavori e autori ben più importanti e originali, ai quali Eno si era a sua volta evidentemente “ispirato”.
Pierre Schaeffer e Pierre Henry, e più in generale alla cosiddetta “musica concreta” prima o poi musica elettronica.
Era il 1982, e i campionatori commerciali che conosciamo oggi ancora non esistevano.
ieri ho riascoltato Out Now. Dall' estate del 1982 a oggi quanto volte lo avrò ascoltato (200/300 volte appena) a tratti lo trovo troppo ostico incomprensibile, altre volte (come ieri), credo di amarlo profondamente........
Distant Kotos
"Quando i miei cinque e campagnoli sensi vedranno"
Quando i miei cinque sensi campagnoli vedranno
le dita scorderanno i verdi pollici e attraverso l'occhio Vegetale della luna
dell'unghia indicheranno Manciata di zodiaco e pula di giovani stelle,
Amore spellato nel gelo e affidato all'inverno.
I mormoranti orecchi lo vedranno,
amore a suon di tamburo
Giù per la brezza e conchiglia verso una spiaggia sconfinata
E,
stretta da lacci alle sillabe la lincea lingua griderà
Che le piaghe amorose di lei hanno un amaro rammendo
Le mie narici vedranno il suo fiato bruciare come un rovo.
Il mio unico e nobile cuore ha testimoni in tutte
Le contrade d'amore,
che desti andranno tastoni;
E quando cieco sonno cadrà sui sensi che spiano,
Il cuore sarà sensuale,
anche se cinque occhi si crepano.
se qualcuno lo desidera può scaricare il codice per il mio banner nella finestra a sinistra.
Da Ciao 2001 (dell’epoca)
Di: M.I.
Negli ultimi mesi ci siamo occupati diverse volte, attraverso brevi accenni, a quello che abbiamo voluto chiamare il caso Faust’O.
Volendo ricapitolarlo, diremo quindi che Faust’O, come hanno dimostrato ampiamente i suoi tre precedente LP, è senz’altro uno dei musicisti italiani più originali e creativi della nostra new wave.
I Decibel, Garbo, gli stessi Krisma e numerosi altri esponenti della rinascita del rock italiano lo considerano nascostamente o apertamente come un punto di riferimento.
Mancava infatti in Italia un rock-performer (la definizione di cantautore non sarebbe infatti applicabile a un personaggio come Faust’O) che riuscisse a fondere la percezione progressive, futurista, modernista e mitteleuropea con una sensibilità italiana non intesa nella troppo abusata formula ristrettiva della “mediterraneità”, ma in una universalizzazione ormai provincializzata del nuovo concetto di “centralità europea”.
Ebbene,come spesso accade ai discorsi anticipatori. I tre album di Faust’O, pur ottenendo la stima e l’attenzione della critica, hanno trovato diffusione presso un pubblico ristretto e attento, ma non sono riusciti ad attrarre l’attenzione del grande pubblico (anche per il fatto, bisogna dire, che Faust’O si è sempre decisamente rifiutato ad ogni compromesso espressivo).
Così la sua etichetta discografica non ha ritenuto opportuno continuare a seguire il suo lavoro.
Ora Faust’O, insieme al produttore Guido Carota che ha sempre creduto fermamente in lui, hanno fondato una propria etichetta, e si sono aperti a molte nuove esperienze, ponendosi come punto di riferimento per tutto il crogiolo di nuove esperienze che anima il nuovo underground musicale milanese.
Il primo concreto risultato di questa coraggiosa svolta--finora pressoché unica nelle sperimentate consuetudini del nostro paese --è questo album,interamente autofinanziato e autogestito.
Come ce lo ha presentato lo stesso autore, si tratta di una parentesi nella evoluzione del suo lavoro:
al contrario del suo prossimo – già in avanzato stadio di realizzazione- e dei tre precedenti, infatti, non si tratta di una collezione di rock-songs cantate.
Vi figurano invece nove brani solo strumentali ove Faust’O e i tre musicisti che lo accompagnano (Amedeo Bianchi al sax, Riccardo Fioravanti al basso e Gianluca Foiani alle chitarre di un brano)
Mettono in scena una nuova musica underground, un passo avanti verso l’abolizione delle etichette e dei generi.
Elemento comune ai brani è l' intelaiatura ritmica, ottenuta attraverso l’uso esclusivo di una rhythm-machine elettronica.
Il tocco spettrale di tale atmosfera viene rafforzato dalla manipolazione di nastri sotto un profilo cupamente inquietante.
Così in “20-12-81- Orange” o nella arcana e modernista “Grey- Sand and Wave”, contrassegnata da uno sfondo misterioso di chitarre elettriche e da un sax in puro stile free.
Se “Amedeos” resuscita in maniera nuova echi interiori e ripetitivi che ci ricordano un Terry Riley “ urbano”, il piano free jazz della lunga “ The Game of the Sunset” ricreano desolate atmosfere post-atomiche.
Ancora colpiscono il sound barbaro e apocalittico di “ a Cup of Tea” tra ritmi meccanici e folclore asiatico elettronicamente ricreato, e le misteriose dissonanze alla Eno di “ The Sound of my Walls”, con la traduzione italiana, recitata sottovoce, di una poesia di Dylan Thomas.
Un album, insomma, che certo la vecchia etichetta di Faust’O non avrebbe mai accettato di produrre poiché, come certi capolavori di Frank Zappa, privo di “potenzialità commerciale”.
Una esposizione generosa di creatività (lo stesso Faust’O suona piano, chitarre manipola nastri, rhythm-machine), che anticipa il nuovo album di canzoni rock che da Faust’O tra poco tempo ci aspettiamo.