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Fausto Rossi, milanese,in arte Faust’O, è nel panorama della musica italiana un personaggio emblematico, ovvero, per essere più precisi, un PERSONAGGIO-SCANDALO.
Considerato unanimemente un anticipatore della New wave modernista italiana, è anche un ispiratore diretto di parecchi suoi esponenti (tra quelli più conosciuti, i Decibel e il loro ex leader Enrico Ruggeri, in parte Garbo, più tutta una serie di bands emergenti).
Ma mentre i suoi discepoli, più inclini di lui a farsi promozionare dai mass-media, raggiungono il successo di pubblico, lui paradossalmente è rimasto nell’ombra.
Dopo tre anni per una grossa etichetta, dopo uno sperimentale e solo strumentale prodotto in proprio, Faust’O torna sul mercato con un quinto album.
Se nei primi due album l’influenza di Bowie prima di tutto,e poi di gruppi come i Roxy Music o i primi Ultravox quando ancora erano guidati da Johnn Foxx, era ancora evidente, già nel terzo “J’accuse…Amore Mio” tali influenze si erano fatte meno dirette, più amalgamate e interiorizzate in un discorso musicale che tendeva definitivamente a una propria completa autonomia espressiva.
Ora con questo LP, dopo la parentesi di quello sperimentale (Out Now),prosegue direttamente il discorso,con la maturità che deriva da un silenzio effettivo durato quasi due anni, ma anche da una attività personale di ricerca praticamente ininterrotta.
Faust’O non è un “cantautore, nel senso usuale che si usa attribuire a questo termine, ma un pop-rock singer nel senso più evoluto di tale parola, di marca mitteleuropea che restrittivamente italico-mediterranea.
I brani, testi e musiche, sono suoi, da solo o talvolta in collaborazione.
L’album è stato registrato allo Studio Radius, e lo stesso Radius vi suona le chitarre, riprendendo una collaborazione che era già iniziata agli esordi della carriera artistica di Faust’O.
Come già accennato prima, si tratta del LP più maturo e personale dell’artista milanese ( veramente è nato a Sacile nel Friuli Venezia Giulia –isidax).
Se in “J’accuse…Amore Mio” prevalevano i toni nevrotici-apocallitttici,
qui invece prevalgono i toni cupi, ossessivi, di una visionarietà urbana tutta intessuta di immagini verbali-sonore in rapida successione, quasi come il ticchettare di una telescrivente.
La voce è molto migliorata, si è fatta più flessibilmente espressiva nei toni acri come in quelli più addolciti e velati, anche se altrettanto inquietanti.
I versi spezzati e piegati a comunicare immagini-sensazioni immediati ci appaiono particolarmente in grado di esprimere un certo ritmo esistenziale della vita metropolitana europea.
Il sound, come si è detto,è un rock cupo, ossessivo, modernista, altamente visionario nella sua essenza.
Tra i dieci brani, tutti peraltro notevoli,ci limiteremo indicativamente a segnalare “Ogni Fuoco” (poi ripresa nella finale “Ultimi Fuochi”).
“Stracci Alle Fiamme”e “Cinque Strade”, tre rock dai suoni secchi e incisivi come spade: la nevrotica “Jeraldine”, maggiormente legata a “J’accuse…Amore Mio”; le allucinate e sotterranee “Rip Van Winkle” e soprattutto “Alien”; e infine la morbida e acre pop-ballad “Ch’an Cha Cha” (anche su 45 giri), dal testo per metà italiano e per metà spagnolo, che costituisce il seguito ideale del precedente singolo di Faust’O, “Hotel Plaza”.
M.I.
Tratto da: CIAO 2001 dell’epoca (1982/83)
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