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proseguo con l'intervista....
tu che problemi hai avuto ad adattare i tuoi testi alla lingua italiana?
A volte per necessità perché voglio dire una certa cosa e in italiano non esce, a condizione di modificarne poi il senso. Non ne vale la pena.Anche questi due pezzi nell’album nuovo (l’erba), che sono due pezzi recitati, è proprio il tentativo di riuscire, in Italiano, a dire esattamente quello che uno vuole.
se tu dovresti piegare ad un ragazzo giovane : Faust’o l’importanza che hai avuto, cosa hai cercato di fare in questi anni..
Bhè, io ho cominciato a fare dischi ad avere contatti con le case discografiche nel ‘77/’79, ero assolutamente influenzato da musiche Inglesi, Americane soprattutto certe musiche; per niente da quella Italiana, ma perché non mi è mai capitato di ascoltarla….Ed è stato anche casuale poi l’incontro con la CGD, la Caselli con certe persone ….I quali poi in qualche modo erano interessati e abbiamo fatto questi lavori, poi di fatto evidentemente non avevamo le stesse intenzioni, gli stessi obbiettivi. Poi io sono andato per altre strade ......Forse inizialmente avevo idee da rock star
........forse………
Poi le hai perse per strada???
E sì
( ridono insieme)
Cambiano le Cose del 1992 è l’album che ti lasci alle spalle, è cambiato qualcosa in questo tuo nuovo album L’erba nei confronti, quindi di quello precedente…
Quello si è un album dove, dove…. I testi sono abbastanza….. Molto, molto intimi.Inizialmente l’idea era di scrivere qualcosa che somigliasse a dei HAIKU che sono appunto delle piccole composizioni giapponese e che anche la parte musicale fosse corta, quindi che i pezzi fossero molto corti, delle brevi immagini, poi non ci stava, non funzionava molto e abbiamo allungato i pezzi. Però quello è un lavoro così diverso,tra l’altro lo ricordo un po’ fatica perché è anche un periodo un po’ oscuro per me….. probabilmente si sente, amo tantissimo questo disco lo trovo uno delle cose più interessanti che ho fatto.
Intimo….
Sì, ma soprattutto dal punto di vista musicale ero riuscito a sganciarmi da un utilizzo standard del computer per una ricerca totalmente privata….
Vorrei una introduzione al tuo ultimo lavoro…
In questi due anni la cosa che mi preme di più è la mia libertà in assoluto è un po’ su questo che ho costruito questo disco, questa idea di essere libero….
Tu fai riferimento anche a Rilke lo scrittore Tedesco, anche tu hai voluto che i brani di questo lavoro,L’erba, prendessero immagine, ripercorressero ancora una volta le problematiche legate al misticismo ai problemi esistenziali dell’uomo moderno, o lo hai solo preso come spunto ideale solo per questo brano, l’erba??
L’erba è il titolo di un brano ma è anche il titolo del disco non volevo che acquistasse un significato troppo semplice, cioè quello di marijuana, di uno stupefacente. Anche se poi ci sono dei riferimenti molto espliciti all’interno del disco, volevo che acquistasse un significato più ampio, più profondo. L’erba ha questo significato , sai che nel corso del tempo, in diversi posti sulla terra, ci son state diverse associazioni che sono chiamate in qualche modo “associazioni dell’erba”. Ed erano tutte associazioni, sette segrete che lottavano contro il governo, prendevano a simbolo l’erba proprio perché l’erba quando la immagini, immagini delle distese, non immagini un giardino. Poi comunque è qualcosa difficile da estirpare può avere delle radici molto profonde………
Altro brano che mi ha colpito profondamente è questa Troppe Canzoni, leggendo quindi questo testo che è un insieme di situazioni tu definisci “troppe canzoni, troppo futuro, troppo classismo, troppo proibizionismo,troppo fascismo”, voglio dire, allora qualchecosina di meno farebbe bene??
Perché poi il classismo e il fascismo che siano tanto o poco sono comunque fastidiosi, io ormai trovo fastidiose tante cose trovo fastidiose le bandiere, le ideologie, i computers, le automobili, le autostrade, trovo fastidioso e inutili tante cose……..
Prima dicevi che la cosa più importante era la tua libertà, secondo te questo disco ha qualche potenzialità commerciale, raggiungere il grande pubblico???
NO! !
Il grande pubblico si raggiunge con la pubblicità, la televisione. Da parte mia c’è stata la scelta di non partecipare, in assoluto, in nessun programma televisivo, di nessun tipo né con la pubblicità né con un video, per cui evidentemente il grosso pubblico, il famoso grosso pubblico sarà molto difficile quasi impossibile da raggiungere. Ma questo non è così importante. A parte il fatto che io sono convinto che, che anche soltanto attraverso la stampa, la radio e i concerti che poi sono le situazioni più vere, più immediate, quelle più naturali, credo che siano sufficienti perché ci si possa conoscere.
fine 2^ parte
Da Ciao 2001 (dell’epoca)
Di: M.I.
Negli ultimi mesi ci siamo occupati diverse volte, attraverso brevi accenni, a quello che abbiamo voluto chiamare il caso Faust’O.
Volendo ricapitolarlo, diremo quindi che Faust’O, come hanno dimostrato ampiamente i suoi tre precedente LP, è senz’altro uno dei musicisti italiani più originali e creativi della nostra new wave.
I Decibel, Garbo, gli stessi Krisma e numerosi altri esponenti della rinascita del rock italiano lo considerano nascostamente o apertamente come un punto di riferimento.
Mancava infatti in Italia un rock-performer (la definizione di cantautore non sarebbe infatti applicabile a un personaggio come Faust’O) che riuscisse a fondere la percezione progressive, futurista, modernista e mitteleuropea con una sensibilità italiana non intesa nella troppo abusata formula ristrettiva della “mediterraneità”, ma in una universalizzazione ormai provincializzata del nuovo concetto di “centralità europea”.
Ebbene,come spesso accade ai discorsi anticipatori. I tre album di Faust’O, pur ottenendo la stima e l’attenzione della critica, hanno trovato diffusione presso un pubblico ristretto e attento, ma non sono riusciti ad attrarre l’attenzione del grande pubblico (anche per il fatto, bisogna dire, che Faust’O si è sempre decisamente rifiutato ad ogni compromesso espressivo).
Così la sua etichetta discografica non ha ritenuto opportuno continuare a seguire il suo lavoro.
Ora Faust’O, insieme al produttore Guido Carota che ha sempre creduto fermamente in lui, hanno fondato una propria etichetta, e si sono aperti a molte nuove esperienze, ponendosi come punto di riferimento per tutto il crogiolo di nuove esperienze che anima il nuovo underground musicale milanese.
Il primo concreto risultato di questa coraggiosa svolta--finora pressoché unica nelle sperimentate consuetudini del nostro paese --è questo album,interamente autofinanziato e autogestito.
Come ce lo ha presentato lo stesso autore, si tratta di una parentesi nella evoluzione del suo lavoro:
al contrario del suo prossimo – già in avanzato stadio di realizzazione- e dei tre precedenti, infatti, non si tratta di una collezione di rock-songs cantate.
Vi figurano invece nove brani solo strumentali ove Faust’O e i tre musicisti che lo accompagnano (Amedeo Bianchi al sax, Riccardo Fioravanti al basso e Gianluca Foiani alle chitarre di un brano)
Mettono in scena una nuova musica underground, un passo avanti verso l’abolizione delle etichette e dei generi.
Elemento comune ai brani è l' intelaiatura ritmica, ottenuta attraverso l’uso esclusivo di una rhythm-machine elettronica.
Il tocco spettrale di tale atmosfera viene rafforzato dalla manipolazione di nastri sotto un profilo cupamente inquietante.
Così in “20-12-81- Orange” o nella arcana e modernista “Grey- Sand and Wave”, contrassegnata da uno sfondo misterioso di chitarre elettriche e da un sax in puro stile free.
Se “Amedeos” resuscita in maniera nuova echi interiori e ripetitivi che ci ricordano un Terry Riley “ urbano”, il piano free jazz della lunga “ The Game of the Sunset” ricreano desolate atmosfere post-atomiche.
Ancora colpiscono il sound barbaro e apocalittico di “ a Cup of Tea” tra ritmi meccanici e folclore asiatico elettronicamente ricreato, e le misteriose dissonanze alla Eno di “ The Sound of my Walls”, con la traduzione italiana, recitata sottovoce, di una poesia di Dylan Thomas.
Un album, insomma, che certo la vecchia etichetta di Faust’O non avrebbe mai accettato di produrre poiché, come certi capolavori di Frank Zappa, privo di “potenzialità commerciale”.
Una esposizione generosa di creatività (lo stesso Faust’O suona piano, chitarre manipola nastri, rhythm-machine), che anticipa il nuovo album di canzoni rock che da Faust’O tra poco tempo ci aspettiamo.